Ogni schema è descritto in circa 100 parole. Quando lo stesso modus operandi cambia esito a seconda delle prove disponibili, viene presentato in due varianti.
🛍 Truffe del venditore
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Vendi A, spedisci B — senza prove
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Il venditore mette in vendita un oggetto reale, con foto autentiche del prodotto, ma nel pacco infila qualcosa di completamente diverso — più economico, difettoso, o addirittura un mattone. Il compratore apre, scopre la sostituzione e apre una disputa. Nessuno dei due ha video del momento dell'imballaggio o dell'apertura. È parola contro parola: il venditore giura di aver spedito il prodotto giusto, il compratore giura il contrario. La piattaforma decide sulla base della credibilità apparente, e spesso il truffatore esperto vince. Senza prove oggettive del contenuto reale, la disputa non ha soluzione equa: chi mente meglio prevale.
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Vendi A, spedisci B — con prove manomesse
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Il venditore registra accuratamente il video dell'imballaggio mostrando l'oggetto reale, sigilla il pacco davanti alla telecamera, scatta foto. Sembra un venditore onesto e tutelato. In realtà, terminata la registrazione, riapre il pacco, sostituisce il contenuto con un oggetto diverso o falso, lo rispedisce. Il compratore riceve la merce sbagliata e apre disputa. Il venditore presenta il video come prova: il giudice vede un imballaggio impeccabile e tende a credergli. È la truffa più sofisticata e difficile da smascherare: usa le prove stesse contro la vittima. Spesso il venditore vince anche quando dice il falso.
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Oggetto dichiarato funzionante ma rotto — parola contro parola
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Il venditore offre un oggetto tecnologico (smartphone, console, elettrodomestico) dichiarandolo funzionante. Per rafforzare la trattativa allega una foto del prodotto acceso — magari ripresa da internet, oppure dell'ultimo momento in cui ha funzionato davvero. Il compratore riceve, prova ad accenderlo, scopre che è guasto. Apre disputa. Entrambi hanno qualcosa in mano: il venditore la foto "funzionante", il compratore il video del prodotto morto. È parola contro parola con prove contraddittorie. La piattaforma non sa quale credere — la foto poteva essere autentica al momento dello scatto, e il prodotto guastarsi in transito. Risultato: dispute lunghe, indecidibili, vince chi insiste di più.
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Oggetto vero in foto, falso nel pacco
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Il venditore mostra in foto un oggetto autentico (sneaker griffate, borsa di lusso, console originale) — che possiede davvero, o solo come immagine. Eventualmente registra anche il video dell'imballaggio del prodotto vero. Poi, prima di chiudere il pacco o subito dopo, sostituisce il contenuto con una copia contraffatta. Il compratore riceve il fake e apre disputa allegando foto del prodotto contraffatto. Il venditore presenta foto del prodotto autentico. Senza testimoni dell'effettivo contenuto spedito, è parola contro parola. La piattaforma decide secondo la propria policy: alcune assistenze tutelano il compratore, altre il venditore esperto con storico positivo. L'esito è imprevedibile.
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Annuncio fantasma — incassa e non spedisce mai
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Il venditore mette in vendita un oggetto a prezzo allettante, attira compratori, incassa il pagamento. Poi non spedisce mai. Il compratore aspetta giorni, manda messaggi, non riceve risposte. Apre disputa, ma l'account del venditore è già scomparso o disattivato. Il numero di tracking non viene mai inserito, oppure è falso. La piattaforma rimborsa quasi sempre il compratore — ma se il venditore ha già prelevato i fondi su una carta esterna, il marketplace ci rimette di tasca propria. Account spesso usa-e-getta, creati con email temporanee, identità rubate o documenti falsi: impossibile risalire al truffatore reale.
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Pacco vuoto
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Il venditore impacchetta una scatola vuota — oppure con dentro carta straccia, un mattone, qualcosa che dia peso simbolico. La spedisce con tracking regolare. Il compratore riceve il pacco, lo apre, scopre che dentro non c'è nulla (o c'è spazzatura). Apre disputa allegando foto e video del pacco aperto. Il venditore presenta la prova di spedizione: "io ho spedito, è arrivato, non è colpa mia se ora dice che era vuoto". Diventa parola contro parola. La piattaforma potrebbe controllare il peso del pacco al ritiro e alla consegna, ma raramente lo fa. Spesso vince il truffatore.
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Vendita multipla dello stesso pezzo
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Il venditore pubblica un singolo oggetto raro o desiderato — una console, una sneaker limited edition, un iPhone — e accetta in parallelo 3, 4, anche 10 acquisti. Incassa tutti i pagamenti. Spedisce solo al primo (o a nessuno), poi sparisce con i soldi degli altri. I compratori restano senza prodotto e senza fondi. La piattaforma rimborsa, ma il danno reputazionale è grosso. Funziona perché molti marketplace non bloccano l'oggetto fino a spedizione confermata. Schema diffuso su pezzi rari dove la corsa all'acquisto è veloce e i compratori non controllano se l'inserzione è ancora attiva.
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Pagamento fuori piattaforma
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Il venditore inizia la trattativa sul marketplace, poi propone di chiudere la transazione "a parte" — via PayPal Friends&Family, bonifico, ricarica, "amici": metodi che saltano le tutele del marketplace e non offrono protezione al compratore. Spesso giustifica con "così risparmiamo le commissioni". Il compratore paga, il venditore sparisce. Senza la transazione registrata sulla piattaforma, il marketplace non può intervenire né rimborsare: la disputa è fuori dalla loro giurisdizione. Resta solo la denuncia alle autorità, raramente efficace per piccole somme. Schema preferito dai truffatori perché elimina ogni filtro e protezione preesistente.
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Account hackerato
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Un hacker ruba le credenziali di un account legittimo — magari di un venditore con buone recensioni e storico positivo. Pubblica annunci falsi, incassa pagamenti, scompare. Il proprietario reale dell'account non sa nulla finché non riceve segnalazioni dai compratori arrabbiati. Le vittime sono due: il compratore truffato, e il venditore originale che si ritrova reputazione distrutta, account sospeso, dispute legali a suo nome. La piattaforma deve indagare: se conferma l'hackeraggio rimborsa i compratori, ma il proprietario originale paga il prezzo psicologico e operativo dell'incidente, perdendo mesi di lavoro per ripulire il proprio profilo.
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Foto rubate da altri annunci
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Il venditore copia foto da annunci reali pubblicati altrove — Subito, eBay, Vinted, anche siti stranieri — e crea un nuovo annuncio sulla piattaforma a prezzo aggressivo. L'oggetto non esiste fisicamente, è solo un'esca. Il compratore vede affari incredibili e si fionda all'acquisto. Paga, ma il venditore non spedisce mai (vedi schema "annuncio fantasma"), oppure spedisce un pacco vuoto. La piattaforma può fare reverse image search per scoprire foto duplicate, ma di rado lo fa preventivamente. La detection avviene solo dopo le segnalazioni delle vittime, quando ormai i fondi sono stati prelevati e l'account è sparito.
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Sotto-descrizione (omessa segnalazione difetti)
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Il venditore pubblica un oggetto reale, foto strategiche, descrizione minimalista. Omette difetti rilevanti: graffi profondi, parti mancanti, malfunzionamenti intermittenti, riparazioni precedenti, batteria al 30%. Le foto sono accuratamente scelte per nascondere i problemi (angolazioni, illuminazione, post-produzione). Il compratore riceve, scopre i difetti, apre reclamo. Il venditore replica: "le foto erano queste, l'oggetto è quello, hai accettato". Tecnicamente non è una truffa esplicita — è truffa per omissione. La piattaforma fatica a decidere: dipende da quanto il difetto è "rilevante". Spesso il compratore resta con un oggetto che non avrebbe mai comprato se l'avesse visto integralmente.
📦 Incidenti / dispute da corriere
Non sono truffe in senso stretto, ma generano dispute identiche e lo stesso danno economico — e aprono la porta a falsi reclami "approfittatori".
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Pacco perso
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Il pacco non arriva mai a destinazione: smarrito dal corriere, rubato in magazzino, consegnato all'indirizzo sbagliato. Il venditore aveva foto e video dell'imballaggio, dimostra di aver spedito davvero. Il compratore non ha ricevuto nulla. Nessuno dei due è responsabile, eppure entrambi reclamano. La piattaforma deve decidere: lasciare il compratore senza soldi e senza prodotto, o lasciare il venditore senza soldi dopo aver spedito. Per non perdere clienti, di solito rimborsa entrambi di tasca propria. Tecnicamente non è una truffa, ma genera lo stesso danno economico — e apre la porta a falsi smarrimenti dichiarati dal compratore.
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Pacco danneggiato — venditore senza prove
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Il pacco subisce danni in transito: cade, viene schiacciato, arriva ammaccato. Il compratore apre, fotografa il danno, segnala. Il venditore non ha registrato nulla all'imballaggio: non può dimostrare che il prodotto fosse integro alla partenza. Nasce il sospetto: l'oggetto era già danneggiato e il venditore l'ha taciuto? Era integro e il corriere l'ha rovinato? Senza prove iniziali è impossibile saperlo. La piattaforma, per non perdere fiducia, di solito rimborsa entrambi di tasca propria, ma il venditore resta segnato come "potenzialmente disonesto" anche se è incolpevole. La mancanza di prove penalizza chi ha agito in buona fede.
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Pacco danneggiato — venditore con prove
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Il pacco arriva danneggiato. Il venditore ha registrato il video dell'imballaggio, fotografato il prodotto integro, documentato la consegna al corriere. È evidente che il danno è avvenuto durante il trasporto. Il compratore allega foto del danno. Hanno ragione entrambi: la merce è arrivata rotta, ma il venditore non ne è responsabile. La colpa è del corriere, che dovrebbe rimborsare via assicurazione — ma in pratica i corrieri scaricano la pratica con tempi lunghi e rimborsi incerti. La piattaforma, per non perdere clienti, anticipa di tasca propria. Il danno economico c'è, anche senza alcun truffatore.
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Tracking dice "consegnato", destinatario nega
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Il pacco viene marcato dal corriere come "consegnato": lasciato al vicino, alla portineria, davanti alla porta, in cassetta. Il sistema chiude la pratica. Ma il destinatario reale non ha mai trovato il pacco — è stato rubato dal vicino, smarrito, oppure davvero mai arrivato. Senza firma elettronica del destinatario è impossibile dimostrare la consegna effettiva. Il compratore reclama, il venditore mostra il tracking, il corriere dichiara missione compiuta. La piattaforma deve scegliere: rimborsare il compratore (e perdere soldi) o credere al tracking (e perdere il cliente). Spesso vince il rimborso, anche quando il pacco era davvero consegnato.
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Consegna senza firma per pacco di valore
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Il corriere consegna un pacco da centinaia di euro lasciandolo davanti alla porta, in cassetta, o sopra al cancello. Nessuna firma, nessuna prova fotografica. Il pacco viene rubato — da un vicino, da un passante, da un ladro che monitora le consegne nei quartieri. Il compratore non ha mai visto il prodotto, ma il sistema lo registra come consegnato. Il corriere si difende: "abbiamo seguito le procedure standard". La sua assicurazione raramente copre questo caso. La piattaforma rimborsa di tasca propria per non perdere clienti. Schema sempre più frequente con la crescita degli acquisti online ad alto valore unitario.
🛒 Truffe del compratore
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Falso "non ricevuto"
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Il compratore riceve regolarmente il pacco — magari firmando, magari ritirandolo al punto vendita, magari trovandolo sotto casa. Poi dichiara alla piattaforma di non averlo mai ricevuto e chiede rimborso. Tiene oggetto + soldi. Il venditore può solo presentare il tracking che dice "consegnato", ma il compratore replica: "non l'ho ricevuto, il corriere mente". Senza firma elettronica del destinatario o GPS della consegna, è parola contro parola con il sistema di tracking. La piattaforma tendenzialmente tutela il compratore (più consumer-friendly), e il venditore perde sia l'oggetto che il pagamento.
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Falsa segnalazione di danno
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Il compratore riceve l'oggetto integro e funzionante. Poi lo "danneggia" volontariamente — oppure dichiara danni inesistenti — e fotografa il presunto difetto. Apre reclamo, chiede rimborso parziale o totale. La piattaforma chiede prove: il compratore manda foto sgranate, angolazioni furbe, descrizioni vaghe. Il venditore non ha modo di dimostrare che alla partenza l'oggetto era integro (a meno di video dell'imballaggio). Spesso la piattaforma concede un rimborso parziale "di buona fede" per chiudere la pratica. Risultato: il compratore tiene oggetto + soldi, il venditore paga senza colpa. Schema frequente su elettronica e abbigliamento di lusso.
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Reso fraudolento (oggetto sostituito)
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Il compratore acquista un oggetto, lo riceve, apre disputa "non corrisponde all'annuncio" e chiede di rispedire indietro per il rimborso. Quando il venditore riceve il "reso", apre il pacco e trova qualcosa di diverso: scatola con pesi, oggetto contraffatto, prodotto rotto, accessori mancanti. Il vero oggetto è rimasto al compratore. La piattaforma ha già rimborsato sulla base del tracking del reso. Il venditore deve dimostrare che il contenuto del pacco rispedito è diverso da quello inviato — molto difficile senza video dell'apertura. Truffa tipica su sneakers, smartphone, capi di lusso: oggetti dove la sostituzione è plausibile.
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Chargeback fraudolento
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Il compratore riceve regolarmente il prodotto, lo usa, lo tiene. Poi contatta la propria banca o PayPal e dichiara la transazione "non autorizzata" o "merce non ricevuta", facendola contestare formalmente. La banca avvia un chargeback: rimborsa il cliente forzando il marketplace a restituire i soldi. Il venditore perde l'oggetto, perde il pagamento, e a volte paga anche commissioni per il chargeback. Le tutele interne del marketplace vengono scavalcate dal sistema bancario, che tende a credere al consumatore. Recuperare i fondi è quasi impossibile: lo schema sfrutta la lentezza dei marketplace nel rispondere alle dispute bancarie.
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Compri-usi-rendi
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Il compratore acquista un oggetto con un'intenzione precisa: usarlo una sola volta. Un vestito elegante per un matrimonio, una macchina fotografica per un viaggio, un attrezzo per un lavoro fai-da-te. Lo riceve, lo usa, poi apre reclamo "non come descritto" o "difettoso", chiede di restituirlo. Il venditore riceve indietro un oggetto usato, con segni d'uso, profumi, pieghe. Tecnicamente è "reso", ma di fatto il compratore ha sfruttato il bene gratis. Schema frequente su abbigliamento di marca, gadget tecnologici, attrezzature professionali. Il venditore deve poi rivendere usato a prezzo inferiore, perdendo soldi.